“Cinema sotto le stelle”, 30 film all’aperto al Castello di Legnano

Il cortile dei Gelsi del Castello di Legnano, dopo le serate dedicate a Dante, ospiterà anche il Cinema sotto le stelle. Il primo spettacolo sarà proiettato sabato 18 luglio. La conferma oggi, martedì 7 luglio, da parte di Marino Bellaria, responsabile Sala Ratti, con i fratelli Borroni del Teatro Galleria e i responsabili di Albachiara spettacoli, ossia i promotori del progetto proposto, all’inizio di giugno, all’ufficio Cultura del Comune di Legnano per animare l’estate legnanese tra le mura del vecchio Maniero. «La complessa “macchina” è stata avviata – commenta Bellaria -proprio in questi giorni: sono state reperite le attrezzature e richiesti tutti i permessi del caso… è stata una vera corsa contro il tempo, ma siamo pronti».

Saranno una trentina i film proposti tra luglio e settembre, i cui titoli saranno ufficializzati in questi giorni. Il cinema lascerà il castello domenica 13 settembre e gli spettacoli, 4 ogni settimana, saranno proposti il martedì, il giovedì, il sabato e la domenica. Al massimo saranno 200 gli spettatori che, come spiega Bellaria, potranno «prendere posto in totale sicurezza: nel rispetto delle regole per contrastare la diffusione del Covid-19».

Legnano, Sala Ratti ancora chiusa: “No, non rinunceremo al cinema”

Marino Bellaria della Cooperativa Cineproposta, che gestisce la Sala Ratti

Legnano (Milano), 28 giugno 2020 –  «Faremo di tutto per rimanere aperti, se dovremo lavorare a metà ci rimboccheremo le maniche e ne verremo a capo anche per quanto riguarda il sempre affollato cineforum”. Marino Bellaria non si dispera e condensa così il presente e il futuro. Il presidente e responsabile legale della cooperativa Cineproposta, 67 anni, legnanese, è l’anima (insieme ai tre soci) del Cinema Sala Ratti. Un luogo cult per i cinefili, sala d’essai dal 2004, una programmazione basata al 70-80 per cento di film d’autore. Chiusa dal 24 febbraio per l’emergenza Coronavirus, il Ratti avrebbe potuto riaprire da metà mese, ma così non è stato.

Presidente Bellaria, il decreto del Governo dell’11 giugno ha sancito la riapertura delle sale da lunedì 15 giugno. La Ratti è ancora chiusa. Il telefono suona a vuoto e sul sito solo la lettera-petizione. Cosa diciamo, guardando in prospettiva?
“Diciamo che è cambiato l’umore e la tensione delle prime settimane di lockdown. Allora c’era il terrore quotidiano: quando finirà questa pandemia? L’interesse delle persone era sulla salute e le cose primarie, tutti ricordiamo gli assalti ai supermercati. Il cinema, come il teatro e i concerti, non erano considerati cose necessarie. Tutti dicevano la loro, ma non gli esperti di settore”.

Parlavano eloquentemente le cifre di una crisi che aveva travolto il mondo del cinema, non è così?
“Sì, i dati nazionali erano lampanti: 1.600 sale cinematografiche chiuse, quattromila schermi muti, seimila operatori in cassa integrazione. Un’ecatombe per l’industria del cinema”.

Ma il Ciak d’estate 2020 si farà?
“Stiamo valutando, insieme al Cinema teatro Galleria, di organizzarlo alla Corte dei gelsi del Castello di Legnano, e non più nel cortile esterno della Sala Ratti, non sarebbe stato economicamente sostenibile. Abbiamo fatto un sopralluogo, e attendiamo a giorni la risposta del Comune. Nel contratto d’affitto con l’Amministrazione si dice che come Cooperativa Cineproposta dobbiamo garantire un certo numero di proiezioni all’aperto in estate, svolgendo noi un ruolo di promozione culturale. L’intenzione sarebbe partire con le proiezioni da metà luglio e arrivare a metà settembre”.

Settembre, per Bellaria, sarà un mese cardine per pensare al futuro della Sala Ratti.
“Parteciperò alla Mostra internazionale del cinema di Venezia, in programma dal 2 al 10 settembre. E quella per me sarà la cartina al tornasole. La mostra darà indicazioni concrete”.

Come potrebbe ripartire la Sala Ratti?
“Al momento il protocollo sanitario è ancora rigido. Abbiamo 180 posti, con il distanziamento si ridurranno a meno di cento. Le poltrone sono a meno di un metro l’una dall’altra, per cui per un posto disponibile ne vanno sacrificati due. Le file sono invece già distanziate. Troveremo una soluzione per l’assegnazione dei posti a sedere. A oggi all’ingresso ci si deve presentare con la mascherina e fino alla poltrona, poi può essere tolta durante la proiezione”.

Ci tranquillizzi dicendo che non cambierà mestiere.
“Certo che no. Il cinema è una passione e non si cambia. Vero che ci sono le piattaforme streaming, e che un film si può guardare anche sul telefonino. Ma per noi, e il nostro pubblico, vale solo il grande schermo. Altro che piattaforme”.

Lettera aperta per il sostegno all’esercizio cinematografico indipendente italiano

L’Italia è ricca di una miriade di piccole sale cinematografiche che svolgono in modo indipendente e coraggioso, a volte faticoso ma remunerato dall’apprezzamento del pubblico, il loro servizio al territorio.

Nella crisi che sta colpendo in modo grave l’intero settore cinematografico queste sale chiedono che sia ascoltata la loro voce.

Quello che sta accadendo in questi primi mesi del 2020 nel mondo è una crisi a cui nessuno era preparato. In pochi giorni ci siamo trovati chiusi in casa, limitati delle nostre libertà, con i nostri lavori messi in stand-by e con l’angoscia di non sapere quando e come torneremo alla normalità. Questo vale per ogni settore, ma in particolar modo per quei settori che vengono percepiti come non strettamente “necessari”. Come il cinema, il teatro, la musica dal vivo, tutti settori che prevedono la temuta socialità.

Noi esercenti e lavoratori che da decenni manteniamo aperte e funzionanti le nostre sale vogliamo utilizzare questa sospensione non solo per mettere a fuoco il futuro del nostro lavoro in relazione alla questione della pandemiama anche per fare di questa fase un momento di riflessione sull’importanza della sala e progettare insieme un futuro del cinema plurale, sostenibile, equo.

Siamo disponibili ad adattarci e a collaborare alle decisioni che verranno adottate a tutela della salute di tutti, che siano compatibili con il nostro lavoro, sostenibili per le nostre strutture e comunicate evitando inutili atteggiamenti allarmistici, che creano una surreale  percezione della sala come luogo più insicuro di altri.

Non vediamo l’ora di poterci confrontare con indicazioni chiare, efficaci, operative e assumerci le nostre responsabilità così come lo faranno molti altri esercenti in altri campi. Chiediamo che si tenga conto, nel redigere nuove regole di socialità comune, dell’estrema varietà delle strutture architettoniche e delle tante modalità organizzative e societarie, per fare in modo di trovare linee guida comuni che non vadano a creare discriminazioni, verificando l’effettiva sostenibilità delle normative tese a tutelare la salute pubblica.

I media che in questi giorni pubblicano ragionamenti su cosa sia il cinema e su quale possa essere il futuro prossimo e il futuro tout court delle sale e del sistema cinematografico in generale, non sempre chiedono l’opinione a tutti i soggetti coinvolti e interessati: ne esce un’informazione parziale e sbilanciata sui grandi numeri e sui grandi gruppi. C’è invece necessità di una riflessione più condivisa e maggiormente approfondita, che tenga conto delle nostre realtà diffuse capillarmente su tutto il territorio nazionale.

Il cinema spesso è l’unico avamposto culturale di una comunità e il più facilmente fruibile, trasversale a tutte le età e le fasce sociali, un luogo dove le emozioni vengono amplificate dalla visione condivisa.

Nessun altro posto, reale o virtuale che sia, dovrebbe essere chiamato “Cinema”. Senza una sala buia, senza l’energia di una visione collettiva, senza l’immersività e senza la qualità di proiezione che solo una sala cinematografica garantisce, l’esperienza si riduce a vedere un film, magari in compagnia, magari su uno schermo grande, ma senza tutti gli elementi insieme: diventa un surrogato della sala cinematografica.

Ci sembra importante che tutte le proposte e i provvedimenti tesi a traghettare il settore verso un futuro di vera ripresa tengano conto dell’importanza della sala e in particolare di quella miriade di sale di quartiere e di paese, in particolare quelle indipendenti, che hanno un ruolo chiave nella pluralità e varietà della proposta e nel legame col territorio, svolgendo un prezioso lavoro culturale e sociale, ma che più di altri soggetti sono esposte a dei seri rischi rispetto alla possibilità di riaprire e di farlo in modo sostenibile.

In questo sistema fatto di equilibri complessi e delicati, sentiamo che è il momento di ribadire e proporre un  rafforzamento di alcune elementari regole del mercato e buone pratiche della cultura.

Un film destinato al cinema rimane al cinema. Non è comprensibile che ci siano centinaia di film che a un certo punto vengono eliminati dalla disponibilità delle sale. Che rimangono visibili in televisione, online, a casa ma non più in sala. Chiediamo che il cosiddetto “diritto theatrical” sia protetto permettendo così ai cinema di poter programmare anche film più vecchi all’interno di omaggi, retrospettive, cineforum. Chiediamo che i film prodotti per le piattaforme streaming o la televisione  che sono stati distribuiti  anche nei cinema rimangano proiettabili in sala nel tempo.

Tutti i contenuti che passano dalla sala cinematografica acquisiscono grazie a questo un valore e una visibilità a cui i cinema contribuiscono, e che sono in grado di replicare e valorizzare anche oltre il lancio iniziale. Nell’attuale modello tutto ciò che è sfruttamento successivo del film è, appunto, sfruttamento successivo, reso possibile dal passaggio in sala.

Sarebbe auspicabile inoltre rendere accessibile, previo accordo con gli aventi diritti, anche una parte di film e altri contenuti prodotti specificatamente per i servizi VOD alla fruizione in sala , in una reciprocità che mette a disposizione del pubblico i contenuti in modalità condivisa e non solo individuale.

Il comparto delle sale cinematografiche deve garantire una sufficiente pluralità di offerta e di sguardi.

Le nostre strutture riescono a offrire al pubblico una varietà di visioni solo con grandi difficoltà. Non solo per la mancanza di film, dei relativi supporti alla proiezione e dei diritti, ma anche a causa di un persistente conflitto di interessi all’interno della filiera distributiva-esercizio che privilegia sfruttamenti intensivi e rapidi che non tengono conto della possibilità di una curatela personalizzata dei cinema indipendenti.

Rivendichiamo infine – last but not least – un mutamento di rotta rispetto al passato, chiedendo di liberare finalmente le potenzialità di una fetta di mercato che risente di condizioni inique incancrenitesi negli anni: minimi garantiti, teniture fuori scala, esclusive illimitate dei film in prima visione riservate a poche sale e senza limiti di data, quote di noleggio elevate, impossibilità di fare la multiprogrammazione (se non con i film dei distributori indipendenti), impossibilità – tanto per citare come esempio concreto il caso più diffuso, antico e clamoroso, e doloroso per tante monosale e piccole sale italiane – del “doppio programma” (spesso è precluso il proiettare al sabato e alla domenica film di prima visione o di proseguimento – se non dopo molte settimane – per bambini al pomeriggio e quello per gli adulti alla sera).

Ogni territorio e ogni cinema ha le sue specificità e deve poter compiere le sue scelte in coerenza con la natura del contesto in cui si inserisce. Le scelte di programmazione, sia in vista del servizio sociale e culturale sia in vista dell’ottimizzazione dei profitti, dovrebbero partire da chi conosce il territorio e il contesto, concordando sì strategie con i distributori, ma senza dover sottostare a limiti contrari alla diffusione capillare della cultura cinematografica.

Tra la realizzazione di un film e il suo risultato al box-office c’è tutto un sistema di promozione e coinvolgimento degli spettatori in cui le sale, con il loro lavoro curatoriale, di selezione, di comunicazione verso il proprio pubblico di riferimento, sono fondamentali e spesso capaci di creare sul territorio dei veri e propri casi di partecipazione.

I servizi di queste sale, che sono riconosciute e premiate dal pubblico attraverso una partecipazione e una stima tangibili, si compongono quotidianamente di mille forme di arricchimento e approfondimento che creano cultura condivisa: la sala è anche il dibattito, l’esperto che racconta e integra, il critico che approfondisce, il regista che spiega, il cast che racconta, il curatore che propone una rassegna, l’appuntamento settimanale con la cultura, l’intelligenza, il pensiero critico. Ma, soprattutto, la sala è il suo pubblico. Pubblico che condivide emozioni, dubbi, pensieri, insieme.

Per questo chiediamo con forza che si inizi a ragionare da subito sul “dopo” in maniera trasparente e condivisa, senza dimenticare la voce e il ruolo delle sale indipendenti, ma anche degli autori, dei produttori e dei distributori indipendenti che hanno contribuito negli ultimi anni alla ricchezza, varietà e profondità culturale del panorama cinematografico. Si tratta di categorie che costituiscono la vitalità e il futuro di un comparto che svolge un ruolo tutt’altro che marginale nella vita culturale italiana, usufruendo peraltro in modo inversamente proporzionale dei finanziamenti per lo spettacolo, che premiano le società più grandi e con ricavi commerciali già di per sé elevati.

Non considerare oggi tutto questo è poco lungimirante: ci sarà un ‘dopo’, e ci sarà fame di cinema. Fame di cultura condivisa, di presenza fisica e di scambio reale, di riunirsi e ritrovarsi senza paura, assecondando un bisogno insito nella natura dell’essere umano. Ed è alla fine di quella strada che unisce l’oggi al ‘dopo’ che ci saremo, auspicabilmente pronti e messi nelle condizioni di ricominciare a vendere sogni, che è la cosa che ci riesce meglio.


La lettera è pubblicata su www.lasci.cloud
È ancora possibile aderire mandando una mail a firmo@lasci.cloud
o compilando il form su www.lasci.cloud/firma
Per informazioni: lasci@lasci.cloud

Riaccendi il cinema

Le sale cinematografiche riaccendono le luci


In contemporanea con la 65a edizione dei Premi David di Donatello, in diretta venerdì 8 maggio su Rai 1 dalle ore 21.25, le sale cinematografiche italiane riaccenderanno, per una sera, le insegne e gli schermi, in attesa della riapertura e di un ritorno alla normalità.

Il flash mob, organizzato da ANEC con hashtag #riaccendilcinema, intende lanciare un messaggio simbolico agli spettatori, agli operatori e alle istituzioni con il quale si sottolinea l’importante funzione sociale che le sale svolgono quotidianamente sul territorio come luoghi di incontro, partecipazione e scambio culturale, e si evidenzia la necessità di un progetto strategico per il rilancio del settore. A seguito del lockdown, infatti, 1.600 strutture cinematografiche hanno sospeso la loro attività, per un totale di oltre 4.000 schermi su tutto il territorio nazionale.

“Le sale cinematografiche italiane riaccendono le proprie luci con l’augurio di un ritorno alla piena normalità a nome di tutta l’industria del cinema – ha detto Mario Lorini, Presidente dell’ANEC – Vogliamo lanciare un segnale importante per ricordare a tutto il pubblico che le sale cinematografiche ci sono e attendono il momento giusto per riaprire. In quel momento, avremo bisogno di tutto il calore e la passione dei nostri spettatori”.

“L’hotel degli amori smarriti” di Christophe Honoré

Da venerdì 21 febbraio a lunedì 24 febbraio

Venerdì e Lunedì: 21.00
Sabato: 20.30 – 22.30
Domenica: 15.00 – 17.00 – 19.00 – 21.00

L'hotel degli amori smarriti

Un film di Christophe Honoré. Con Chiara Mastroianni, Vincent Lacoste, Camille Cottin, Benjamin Biolay, Stéphane Roger – Titolo originale: Chambre 212 – Commedia – Ratings: Kids+13 – durata 86 min. – Francia 2019

Maria e Richard sono sposati da vent’anni. Una sera lui scopre che lei ha un amante: si tratta di un suo studente dell’università. Non valgono a nulla le motivazioni che Maria adduce. Richard è sconvolto. Lei decide allora di lasciare il domicilio coniugale senza andare però troppo lontano: la stanza numero 212 dell’hotel di fronte a casa. Da lì può avere una visione a distanza sul consorte e sul suo matrimonio. Ma non sarà sola in questa riflessione.

Sabato 22 ore 16.00: “Umani a Milano”

UMANI A MILANO a Teatro
Sabato 22 FEBBRAIO – Ore 16:00
Cinema SALA RATTI – Legnano, Corso Magenta, 9

IMMAGINI, TESTI E MUSICA:
EUF + Bianca Borriello e Stefano D’Andrea
per FONDAZIONE PROGETTO ARCA ONLUS

Uno spettacolo appassionante e ricco di emozioni. Un’esperienza immersiva nella realtà di chi – per le cause più differenti – non ha altro tetto se non le stelle, altro cibo se non quello ricevuto in dono, altri amici se non quello che hanno deciso di esserlo, per un tempo limitato, per missione e per lavoro. Uno spettacolo fatto di ritratti, storie suggestive e dalla musica degli EUF che vi conduce attraverso paesaggi emotivi attraverso i racconti. Concepito per fermarsi un momento a conoscere, riflettere, guardare oltre le apparenze. 10 ritratti fotografici e 10 storie per dare voce al mondo sommerso degli invisibili che vivono in silenzio la città e a chi si prende cura di loro ogni giorno. C’è chi dopo la scomparsa della moglie ha avuto un crollo e da allora vive in un camper parcheggiato in strada, chi è scappato da un Paese dove l’unica prospettiva sicura era la morte, chi faceva la badante e ora una casa non ce l’ha più. Il volto di Umani a Milano per Progetto Arca è il loro, ma non solo. È anche il volto di chi da ospite di un Centro di accoglienza è diventato volontario della Fondazione, di una psicologa che, per andare incontro alle persone, fa il suo lavoro in strada, di chi cura malati che non hanno una casa dove portare a termine le cure, e di chi guida una cucina solidale da 5.000 pasti al giorno.

Nato come racconto digitale da un’idea dello scrittore Stefano D’Andrea – una foto e una storia al giorno pubblicate sulla pagina Facebook di Umani a Milano per tutto il mese di febbraio 2018 – Umani a Milano per Progetto Arca diventa un libro edito da Gribaudo in occasione del 25esimo della Fondazione Progetto Arca Onlus. Ora viene declinato come spettacolo live in cui la musica strumentale degli EUF affianca, sottolinea e amplifica l’impatto emotivo dei racconti. Ritratti fotografici in bianco e nero e storie in prima persona tessono la narrazione di una Milano difficile da intercettare, quella che sfugge allo sguardo, la Milano sommersa delle persone senza dimora.

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